Nell'ambito dell'annuale Assemblea Fruitimprese, Associazione Imprese Ortofrutticole, si discute di “Innovazione e competitività nel mercato internazionale”. L’evento, promosso in collaborazione con International Paper, Unitec e Euler Hermes - moderato dal giornalista Rai Franco Di Mare - intende analizzare i nuovi scenari geopolitici internazionali, le opportunità offerte all’ortofrutta italiana dai mercati asiatici e il loro impatto sulle attività e le strategie delle aziende.

Dai dati diffusi da Fruitimprese, nel 2017 l’export di ortofrutta italiana è salito al valore record di 4,9 miliardi di euro (+3% sull’anno precedente). Una performance che colloca l’ortofrutta al secondo posto, dopo il vino, nel ranking dei settori dell’agroalimentare “Made in Italy” più esportati.

Se l’Europa si conferma il core business per gli esportatori di ortofrutta tricolore, molti segnali portano gli operatori a guardare anche a Oriente. Lo sottolinea nel suo intervento la Prof. Alessia Amighini, Co-direttore dell’Osservatorio Asia Aspi e docente all’Università Orientale del Piemonte, concentrandosi sulle potenzialità del settore frutticolo. Tra i trend più significativi, Amighini rileva uno spostamento dei consumi verso la frutta con un’immagine più naturale e fresca, compresa quella congelata (la cui domanda nell’ultimo decennio è cresciuta del 5% all’anno) e un forte sviluppo del segmento bio e dei "superfood". Rilevante il ruolo della Cina, che ha rapidamente ampliato le importazioni ed esportazioni di frutta fresca e trasformata. Nel 2017, l’export agroalimentare italiano verso la Cina è cresciuto del 15% e l’Italia è il primo paese europeo esportatore di frutta verso quel grande mercato. In prospettiva emergono almeno due fattori-chiave: la lotta sui dazi commerciali tra Pechino e Washington e le nuove rotte ferroviarie, in particolare il nuovo collegamento tra Mortara (Pavia) e Chengdu (Sichuan), che toccherà paesi a elevato potenziale di crescita.

Marco Salvi, presidente Fruitimprese, tratteggia lo scenario economico nel quale operano le imprese associate, non privo di problematiche ma anche interessanti opportunità. Per coglierle è fondamentale investire innanzitutto in innovazione. Un ruolo centrale per il settore ortofrutticolo è senza dubbio rappresentato dalle politiche comunitarie della nuova PAC (Politica Agricola Comune) 2020/2027 e quindi dalle OCM (Organizzazioni Comuni del Mercati agricoli), tra cui quella ortofrutticola. In sede comunitaria si sta lavorando a ritmi serrati, sulla scia dell’approvazione della parte agricola del Regolamento Omnibus, che revisiona medio termine la politica europea 2014/2020.

“Per competere nel settore ortofrutticolo - conferma l’Onorevole Paolo De Castro, Vice Presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo, chiamato ad affrontare il tema degli accordi di mutuo riconoscimento per l’apertura dei nuovi mercati - non basta avere prodotti di qualità ma è fondamentale poter contare su un’adeguata organizzazione commerciale, che in Italia è l’aspetto su cui sicuramente dobbiamo puntare di più e che è ciò su cui da tempo Fruitimprese lavora. In questo senso il regolamento Omnibus, entrato in vigore a gennaio di quest’anno, ha sicuramente segnato alcuni passi avanti importanti, come per esempio le regole sulla concorrenza, ma ovviamente a questo si deve affiancare l’impegno degli imprenditori”.

Sul fronte export, prosegue Salvi, il settore ortofrutticolo è in salute: basti citare il saldo attivo di oltre un miliardo della bilancia commerciale. L’innovazione è la chiave di volta, a patto che riguardi tutti i segmenti della filiera, dalla produzione alla promozione. Questo significa lavorare sulle varietà e qualità per distinguersi sui mercati internazionali, sulla valorizzazione di alcune specie, ma anche su logistica e commerciale.

A completare il quadro, gli interventi di Raffaele Borriello, Direttore Generale Ismea, incentrato sul sostegno finanziario all’internazionalizzazione delle imprese italiane.