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L'assessore regionale Cristina Scaletti si batte per uno sviluppo più razionale
La Toscana pone un limite alle grandi superfici
Sarebbe meglio usare il condizionale, visto che la legge proposta dall'assessore regionale, Cristina Scaletti, non e' ancora operativa. Nella sostanza si vorrebbe stabilire che i prossimi punti di vendita non possano andare oltre i 1.500 mq totali, per difendere un territorio composto soprattutto da piccoli borghi e piccole imprese. Non e' poi una cosa sbagliata, ma secondo alcuni operatori sarebbe un modo per tutelare indirettamente gli interessi di Unicoop Firenze.
Nel mondo del commercio i terremoti sono all’ordine del giorno, come ultimamente sta accadendo purtroppo anche nella realtà. L’ultima scossa è avvenuta in Toscana dove la Regione ha in mente un provvedimento che fissa un limite di 1.500 mq per le grandi superfici, un po’ come accade in Francia sugli Champs Elysées, dove il bisogno di tutela del patrimonio storico-artistico ha avuto partita vinta sul business. Ma siccome nessuna legge può essere retroattiva alcuni hanno il dubbio che la norma finisca per cautelare gli interessi del leader, ossia Unicoop Firenze. Del resto l'assessore Cristina Scaletti, che ha proposto la serrata, è ben consapevole che il piano può prestarsi a interpretazioni di questo tipo.

Il quotidiano “La Nazione” che ha interpellato Unicoop direttamente, ha raccolto la seguente dichiarazione: “Le liberalizzazioni vanno bene, ma una libertà senza regole rischia di non essere così positiva. Soprattutto è importante che sia la Regione ad avere un ruolo di programmazione e pianificazione, in modo da tenere in equilibrio tutte le esigenze del territorio”.

Chi è davvero furente per l’ennesimo paletto è Giovanni Cobolli Gigli, presidente di Federdistribuzione, che ravvisa nel possibile provvedimento un palese contrasto con il decreto “Salva Italia” (articolo 31) e promette, in caso di approvazione della legge, tutte la azioni utili a difendere la libertà di impresa e di mercato.

Ovviamente opposta la posizione di Confesercenti, che applaude a una regolamentazione che viene incontro a un territorio composto in prevalenza da piccoli borghi e piccole aziende, le quali non possono reggere l’impatto di strutture distributive troppo grandi.

Come sempre il nostro giornale ritiene che ci vogliano gradualità e moderazione e che l’unica via di uscita sia creare un’occasione di sereno confronto fra imprenditori grandi e piccoli, associazioni di categoria e autorità. Il tavolo comune è il solo sistema con il quale i litigi possono trasformarsi in nuove opportunità per tutti.
7 Giugno 2012

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