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Mariano Rajoy, Presidente del Governo dal 21 novembre 2011
Una partita difficile per il commercio spagnolo
Il destino che ha unito italiani e iberici nell'arena di Kiev si ripete: il Governo centrale e la autonomie locali premono per una liberalizzazione degli orari, ma le associazioni della gd e della do insistono che tutto non puo' ridursi a un semplice calendario. La legge sul commercio e' infatti obsoleta e andrebbe riscritta in toto. Dunque il premier Mariano Rajoy e' chiamato in prima persona a fare chiarezza.
In Spagna l’estate si presenta con temperature decisamente sopra le medie stagionali per il mondo del largo consumo. Da tempo il Governo centrale e alcune autonomie locali remano in favore di una liberalizzazione degli orari, anche se non c’è molta chiarezza sull’argomento. Tempo fa si parlava di inserire nel calendario solo alcune giornate festive, mentre ora l’esecutivo guidato da Mariano Rajoy sembra intenzionato ad adottare un provvedimento “all’italiana”, ovvero tale da coprire i 365 giorni dell’anno.

Le associazioni della gdo locale, ossia Anged (gd), Aecc (centri commerciali) e Aces (supermercati indipendenti), come riferisce la testata “Distribucion Actualidad”, sono in grande fermento e chiedono che Madrid si esprima al più presto, anche perché “l'attuale situazione economica richiede misure drastiche e un approccio ben più ambizioso alla riforma, una riforma che dovrà riguardare anche molti altri aspetti della legge sul commercio, ormai obsoleta, per contribuire a ripristinare la fiducia economica e per contrastare la debolezza dei consumi e dell'occupazione”.

Aggiungiamo che i retailer locali si sentono paurosamente incalzati dall'enorme crescita del commercio on line, che registra tassi a due cifre, potendo fare leva sull’apertura ininterrotta, che annulla le distanze e riduce l’atto di acquisto a un semplice clic e su forti politiche di prezzo.

Altro motivo di scontro è costituito dall’Iva, che da settembre sale di tre punti, ossia dal 18 al 21%. La Confederazione spagnola del commercio (Cec) e la Confederazione catalana del commercio (Cdc), praticamente gli equivalenti della nostre Confcommercio e Confesercenti, protestano con forza e trovano in questo due alleati molto potenti, ossia Aces e la Federazione dell’industria alimentare e delle bevande. La domanda degli operatori del largo consumo è più che legittima: come si spera, con un tale provvedimento di rilanciare la fiducia di consumatori già sfiancati dalla crisi economico-finanziaria?
2 Agosto 2012

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