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Aggiornato al: 19 Settembre 2019 17:46
Estero
L'Unione europea è il primo esportatore mondiale di food & beverage

Phil Hogan

L'Unione europea è al primo posto nel commercio agroalimentare mondiale: lo afferma, in uno studio, la Commissione europea, che conferma la leadership mondiale dell’area nell'esportazione di settore, con un totale che ha raggiunto 138 miliardi di euro nel 2018.

I prodotti agroalimentari hanno una quota del 7% sul totale dei beni, classificandosi al quarto posto dopo i macchinari, gli altri generi manifatturieri e la chimica.

Complessivamente l'agricoltura, le industrie e i servizi connessi al food creano circa 44 milioni di posti di lavoro nel perimetro dell’Unione, mentre la filiera rappresenta il 7,5% dell'occupazione e il 3,7% del valore aggiunto totale.

Spiega il Commissario per l'agricoltura e lo sviluppo rurale, Phil Hogan: "La politica agricola comune, sempre più orientata ai mercati, ha dato un contributo decisivo al successo del commercio di prodotti agricoli dell’Ue, che ha la reputazione di offrire prodotti sicuri, sostenibili, nutrienti e di qualità, una formula vincente sul mercato mondiale”.

Le 5 principali destinazioni rimangono gli Stati Uniti, la Cina, la Svizzera, il Giappone e la Russia, che rappresentano il 40% dei flussi export di alimenti e bevande.

I vini e i vermut sono ancora in cima alla lista delle vendite extra Ue, mentre i liquori e le altre bevande alcoliche sono al secondo. Seguono i prodotti alimentari in genere, le preparazioni alimentari per la prima infanzia, oltre a cioccolato, pasta e pasticceria.

Per quanto riguarda le importazioni, la relazione constata che l'Ue è diventata il secondo principale importatore mondiale di agroalimentare, con 116 miliardi di euro. Grazie a questo risultato la bilancia commerciale comunitaria di settore ha registrato un saldo positivo di 22 miliardi di euro netti.

L'Ue acquista sostanzialmente tre tipi di beni: generi che non sono prodotti nel suo territorio, o che lo sono solo in misura limitata, come la frutta tropicale, il caffè e la frutta fresca o secca (pari al 23,4% delle importazioni 2018); prodotti destinati all'alimentazione degli animali e prodotti utilizzati come ingredienti in fasi successive di trasformazione (come l'olio di palma).

Nel 2018 l’import dagli Stati Uniti ha registrato la crescita più rapida, con un aumento del 10%, collocando il Paese in cima alla classifica dei fornitori agroalimentari.

Scarica lo studio completo

09 Settembre 2019
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