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Aggiornato al: 06 Dicembre 2019 17:43
Intervista
Inalpi scala il mercato in Italia e all’estero

Fondata nel 1966, dalle famiglie Invernizzi (70%) e Barattero (30%) a Moretta, nel cuneese, Inalpi conta una vasta gamma di prodotti lattiero caseari - formaggi a fette, formaggini, formaggi tipici, burro e latte - e costituisce uno dei migliori esempi dell’agroindustria piemontese.
Nel 2010 la società ha siglato con Ferrero un accordo per dare il via a una filiera controllata e certificata del latte piemontese e per realizzare il primo, e tutt'ora unico, impianto di produzione di latte in polvere per l'industria alimentare esistente sul territorio nazionale, che occupa 33.000 mq sugli 83.000 totali del polo di Moretta.
Delle ulteriori evoluzioni ci parla il
Presidente, Ambrogio Invernizzi.

Altri progetti realizzati?

Nel 2017 è nata Latterie Alpine, frutto dell'unione fra Inalpi e Piemonte Latte, un raro, quanto innovativo, esempio di collaborazione tra il mondo cooperativo e quello industriale. Nel nostro rinnovato stabilimento di Peveragno (Cuneo) vengono lavorati i grandi formaggi Dop piemontesi: Toma, Bra Tenero, Bra Duro d'alpeggio e Raschera, ma anche le cagliate che riforniscono lo stabilimento Inalpi di Moretta per quanto riguarda la base per fettine e formaggini. La creazione di una gamma di formaggi Dop piemontesi conferma la scelta di valorizzare la filiera del latte di qualità, riscontrando l’apprezzamento dei consumatori e ribadendo il nostro impegno per il territorio.

Avete anche dato vita a una società di ricerca e sviluppo. Cosa può dirci?

Nel 2019 Inalpi ha deciso di investire ancora di più sulla qualità dei suoi prodotti e ha inaugurato un laboratorio e centro ricerca aziendale, Inlab Solution, società autonoma di diritto italiano, controllata al 90% da Inalpi e al 10% dal socio Jean Pierre Stuber, ex responsabile dei laboratori Ferrero. Inlab si occupa del controllo qualità delle materie prime e dei prodotti finiti, porta avanti progetti di innovazione sia di prodotto, sia di ricerca, eroga formazione agli allevatori e collabora con le Università italiane. Lo staff comprende, come elementi chiave delle verifiche, 2 veterinari, i quali visitano costantemente le 400 stalle nostre conferenti.

Quali sono gli aspetti distintivi di Inalpi?

Sono molti: attenzione costante per la giusta remunerazione del latte alla stalla, forte programma di Welfare aziendale, progetti di sostenibilità ambientale - tutti elementi vagliati con l’appoggio di famosi atenei, come quelli di Torino, Pollenzo e Piacenza e, ultimo ma non meno importante, un sistema di controlli particolarmente avanzato.

Come è articolato il sistema dei controlli?

Ai protocolli qualitativi siglati con i conferitori esclusivi - circa 400 radunati nelle cooperative Compral Latte e Piemonte Latte - si sommano controlli e rilievi costanti negli allevamenti ed esami della materia prima, che si svolgono dalle 20 alle 27 volte al giorno sulle 500 tonnellate quotidiane in ingresso, misurando 17.000 parametri al mese. A tutto questo si aggiunge la tracciabilità. Il sistema messo a punto da Inalpi e denominato Inalpitraccia, consente al consumatore di accedere a una mappa multimediale - disponibile sul sito aziendale www.inalpi.it - e di tracciare l'intera filiera casearia, dal latte appena munto ai prodotti finiti. Basta inserire il codice e il lotto, indicati sulla confezione, per scoprire il percorso, dalle stalle allo scaffale. Siamo anche capofila, con la Regione Piemonte, dell’ampio progetto Tech4Milk, di cui la blockchain è un capitolo importante.

Venendo agli aspetti finanziari quali sono i risultati dell’azienda?

Nel 2018 abbiamo conseguito un fatturato di 172 milioni di euro, rispetto ai 145 del 2017, dunque con una crescita vicina ai 19 punti. L’Ebitda ha fatto segnare un incremento del 5,4 per cento. Continuano inoltre le politiche di investimento in R&S: 2,5 milioni di euro nel 2018, per arrivare, nell’arco di 4 anni, a un totale di 10.

A cosa attribuisce questa crescita eccezionale?

Soprattutto all’innovazione e all’impegno sulla filiera. Si dimostrano in salita tutte le aree aziendali, con particolare riguardo per i marchi premium e per le esportazioni, con l’ingresso in molti nuovi Paesi.

Parliamo dell’estero: quanti Paesi coprite e quali sono quelli chiave?

Inalpi, che lavora circa 6.000 quintali di latte al giorno nei siti di Moretta e Peveragno, raggiunge una quarantina di Paesi nel mondo, per un rapporto export/fatturato intorno al 50 per cento. Le nazioni chiave sono i principali bacini europei, come Francia e Germania. Le aree più dinamiche sono invece quelle asiatiche, a partire da Cina e Corea.

Quali sono per voi prodotti core?

I più importanti sono panna, burro e latte in polvere, che rappresentano il 70% dei ricavi. Per il burro in questi anni c’è un grande revival, che spinge sia il mercato consumer, sia gli acquisti dei clienti industriali.

Cosa rappresenta per voi l’accordo con Ferrero?

In cifre siamo intorno a 70 milioni di euro di fatturato, un valore ottenuto con latte, panna e burro che forniamo al cliente in tutto il mondo. Ma l’accordo non ha solo risvolti economici: lavorare con la principale multinazionale italiana, leader del dolciario internazionale, ci ha permesso di migliorare molto i nostri livelli di prestazioni e qualitativi e ci ha dato una visibilità di tipo globale. Da questo sono derivati altri contratti con operatori internazionali.

Avete anche siglato accordi con Coldiretti. In cosa si concretizzano?

Recentemente abbiamo realizzato due importanti progetti. Il primo, firmato con Coldiretti Piemonte e Agrap (Associazione gestori rifugi alpini) è diretto a fornire, a oltre 80 rifugi, il nostro latte in polvere di filiera, in quanto alimento totalmente sicuro e conservabile anche in condizioni difficili per periodi molto lunghi. Una seconda intesa prevede di offrire ai consumatori un latte Uht proveniente dalla filiera piemontese controllata, garantita e trasparente, anche grazie al marchio Coldiretti ‘Firmato dagli Agricoltori Italiani’. Un accordo, oltretutto, sancito sulla base del prezzo indicizzato che Inalpi ha adottato nel 2010, e per la prima volta in Italia, premiando, a prescindere dall’andamento altalenante del mercato, gli elevati standard qualitativi della materia prima.

Altre intese?

Un progetto interessante è l’accordo fra Inalpi e Gelati Pepino 1884. L’azienda di Avigliana (Torino), userà il latte Inalpi, sia fresco che in polvere, per creare il suo fior di latte, il Pinguino al fior di latte e presto per tutto il gelato. Pepino usufruirà di altri prodotti della filiera Inalpi corta, controllata e garantita del latte piemontese, e inserirà anche la panna e il burro. È inoltre prevista, la nascita di una nuova linea di gelati bio, con latte biologico Inalpi.

Diversificazione e nuovi prodotti. Cosa prevede?

In settembre amplieremo notevolmente la nostra gamma bio: formaggini, mozzarella, grattugiati, latte in polvere e burro. In dicembre lanceremo poi una fonduta ottenuta con formaggi di stagionature diverse e firmata dallo chef Giampiero Vivalda. In sostanza ci muoviamo verso la fascia alta, in quanto riteniamo che l’innovazione e il valore siano gli elementi premianti.

Canali commerciali: quali sono i principali per Inalpi?

Escludendo i clienti industriali, 60%, la Gdo e l’Horeca raggiungono un 40% del fatturato così suddivisi: 35% distribuzione commerciale e 5% fuori casa. La divisione Horeca, che stiamo, strutturando in questo momento, ritengo che ci darà interessanti prospettive, specie nella fascia alta dell’offerta ristorativa, facendo leva sui prodotti tipici piemontesi e sul nostro burro.

Concludiamo con il vostro e-shop…

Se per molti industriali il commercio elettronico è una forma di test e una presenza quasi dovuta, io invece credo fermamente e da tanti anni in questo canale. Al momento i fatturati sono piccoli, ma l’evoluzione del retail e degli acquisti va in questa direzione, una direzione che permette un dialogo continuo con il consumatore e dunque prodotti sempre più mirati.

25 Agosto 2019
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