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Aggiornato al: 17 Novembre 2019 16:00
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Best Global Brands 2019: nel largo consumo vincono Coca, Pepsi e Bud

E’ stata pubblicata la ventesima edizione di Best Global Brands di Interbrand, lo studio che ogni anno classifica i 100 migliori marchi mondiali in termini di crescita, prendendo in considerazione tre fattori: la performance finanziaria, il ruolo svolto dal brand nel processo d’acquisto, la forza competitiva del marchio e la sua capacità di creare fidelizzazione, e di conseguenza, una domanda sostenibile e profitti duraturi nel tempo.

Apple, Google e Amazon conservano le prime posizioni, rispettivamente con un valore di 234,241 miliardi di dollari,167,713 miliardi e 125,263. Apple e Google mantengono la propria posizione di vertice per il settimo anno consecutivo, confermando anche il proprio dinamismo: rispettivamente +9 e +8 per cento.

Uber e LinkedIn entrano a far parte dei 100 brand globali a maggior valore economico, debuttando nell’edizione di quest’anno. Uber si posiziona in 87ma posizione con 5,714 miliardi di dollari e Linkedin al numero 98 con 4,836 miliardi.

Anche quest’anno l’Italia è rappresentata dal lusso, con Gucci, Ferrari e Prada. La strategia di Gucci di continuare a innovare la propria offerta, espandendosi in nuove categorie di prodotti e rinnovando il proprio stile, si è confermata vincente. Ferrari cresce del 12% toccando un valore di 6,458 miliardi di dollari e la posizione 77. Prada è centesima, con un 4,781 miliardi.

“Prada è un rappresentante tutto italiano che, pur risentendo di una performance finanziaria non particolarmente positiva, rimane in classifica per la capacità di evolversi nel rispetto del suo Dna”, commenta Lidi Grimaldi, managing director dell’ufficio italiano di Interbrand.

Per quanto riguarda i beni di consumo svetta Coca Cola, 63,365 miliardi che si piazza quinta, seguita da Pepsi (20,488) e, nell’ordine, da Budweiser, Pampes, Gillette, Nescafé, L’Oréal, Kellogs, Danone, Nestlé, Colgate, Lego, birra Corona, Jack Daniel’s, Johnson&Johnson, Heineken e Hennesy.
Nel retail, oltre ad Amazon, compaiono Ikea, 18,407 miliardi ed e-bay, 12,010. Re della ristorazione è McDonald’s (45,362) che precede Starbucks (11,798) e Kfc (5,509).

Il pronto moda, a sua volta, è rappresentato dai giganti Zara (17,175) e H&M (16,345). Infine l’elettronica di consumo, dove le prime tre compagnie sono Philips (11,661), HP (10,891) e Sony (10,514 miliardi di dollari).

Tuttavia, classifica a parte, il titolo scelto quest’anno dallo studio “The End of Positioning”, è abbastanza inquietante. Conferma Charles Trevail, global chief executive officer di Interbrand: “L’era del posizionamento è finita. In un mondo in cui le aspettative dei clienti continueranno a crescere a una velocità superiore a quella delle aziende, il tradizionale concetto di posizionamento non sarà più sufficiente; sarà necessario fare mosse coraggiose, in grado di cambiare il contesto competitivo catturando l’immaginazione delle persone: quelle che in Interbrand definiamo “iconic moves”. È attraverso queste mosse che i brand saranno in grado di anticipare le aspettative dei clienti e conseguire straordinari risultati di business”.

“La distinzione fra brand, business e leadership si sta ormai estinguendo – rincara afferma Manfredi Ricca, global chief strategy officer di Interbrand -. Le persone tendono a distinguere sempre meno ciò che un’azienda è, comunica e fa. Pensare al brand in isolamento è quindi ormai anacronistico. Per questo motivo, il nostro ruolo, come Interbrand, consiste nel favorire la crescita collegando le persone, le aziende e le loro interazioni, e mettendo i nostri clienti in condizioni di fare quelle mosse in grado di cambiare gli equilibri competitivi”.

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