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Aggiornato al: 10 Dicembre 2019 17:30
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Nielsen: l'alimentare riprende quota in Europa e in Italia

Nel 2016 i consumatori dei 9 principali mercati dell'Europa occidentale (Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Spagna, Belgio, Paesi Bassi, Austria e Portogallo) hanno speso 4,3 miliardi di euro in più per i prodotti di largo consumo nella distribuzione moderna, con un incremento dello 0,9% rispetto al 2015. Il 61% della crescita dell’alimentare è da ricondurre al fresco e ai dolci/snack.

Le cifre emergono dal report ‘Strategic Planner’ di Nielsen, che prende in esame l’andamento delle vendite nella Gdo su scala continentale. “Il dato più rilevante – spiega Romolo de Camillis, retailers director di Nielsen Italia – è senza dubbio la crescita del fatturato derivante, come detto, da alimenti freschi e dolci/snack, dovuto soprattutto all’incremento dei volumi. Questa avanzata del food attesta il definitivo superamento del periodo di crisi e l’imbocco di un percorso non privo di incertezze, ma orientato alla ripresa”.

Questa fase è evidente anche in Italia, dove la crescita dei consumi si può interpretare alla luce di un andamento positivo dell’indice di fiducia: “Il dato più interessante è invece la variazione positiva degli alimenti freschi confezionati, avvenuta spesso a scapito del prodotto sfuso, che rappresenta invece, allo stato attuale, un comparto strategico per la Gdo”.

I freschi nell’Europa occidentale rappresentano il 38% dell’aumento complessivo (1,6 miliardi di euro), il segmento dolci/snack il 23% (1 miliardo di euro) e le bevande alcoliche il 20% (849.000 euro). Queste categorie, anche se i liquori guadagnano solo in valore, rappresentano da sole l’80% della positiva variazione di spesa.
In media, le sub-categorie che hanno contribuito maggiormente alla crescita complessiva alimentare sono state i piatti pronti freschi, la birra, la frutta fresca, le verdure e l’acqua minerale. In Italia la rimonta del grocery è trainata da salumi confezionati, cioccolato, piatti pronti freschi e sostitutivi del pane.

Ulteriori novità riguardano le performance di marche e insegne. I 10 maggiori player dell’industria alimentare hanno subito un calo di 430 milioni di euro, mentre il 70% della crescita generale è stata trainata dalle industrie minori. Le private label, dal canto loro, hanno determinato un 30% di incremento. I produttori al di fuori della top 10 hanno ora una quota di mercato del 46,6%, seguita dalle MDD (36%) e dai 10 leader (17,4%).

La metà del valore della crescita totale (2,2 miliardi di euro) del food è da attribuirsi ai prodotti in promozione, che i retailer hanno spinto sempre più spesso, anche durante il 2016, per incoraggiare i consumatori.

31 Marzo 2017
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