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Aggiornato al: 06 Dicembre 2019 12:00
Primo Piano
Le private label alla prova dei test

Ci sono voluti 4 anni di analisi, migliaia di prove di laboratorio e centinaia di campioni alimentari, per stilare la prima classifica del ‘Salvagente’ sulle private label. Lo riporta il mensile nel numero di agosto, in un articolo firmato dal direttore responsabile, Riccardo Quintili.

Entriamo subito nella graduatoria, che è stata giustamente suddivisa in discount e supermercati, in quanto, scrive l’autore, “mettere assieme, e confrontare queste due tipologie non ci sembrava corretto, se non altro per i prezzi differenti che hanno i prodotti e per la minore possibilità di scelta dei discount”.

In questo format a vincere è Todis, con i suoi circa 250 punti di vendita ubicati per lo più nel Centro e Sud Italia, che si aggiudica un voto medio, di 3, su una scala a 6 posizioni. Seguono, subito dopo, con un piazzamento semplicemente mediocre (2), i giganti Eurospin, 1.100 Pdv, e Lidl Italia (circa 650 insediamenti).

“Dei prezzi non si fa cenno nelle nostre tabelle – si legge ancora -. Esattamente come accade nei test che ogni mese presentiamo, il Salvagente per scelta non ha mai laureato un giudizio, o una classifica qualità-prezzo (…), lasciando al consumatore ogni valutazione su quanto vuole e può spendere per mettere nel carrello ciò che considera il suo, personalissimo, prodotto al prezzo migliore rispetto alle attese che ha”.

E per i supermercati? Tenendo conto che le Mdd hanno alzato molto il tiro, puntando, da tempo, su prodotti di fascia alta, o medio alta, che entrano in competizione con quelli dell’industria di marca, il piazzamento, secondo la fonte, non è certo eccezionale: Coop si qualifica come prima, con un voto 4, cioè ‘buono’.

Affollatissimo il pattuglione del giudizio ‘medio’ (3 punti), in cui troviamo, incredibile a dirsi, Esselunga, Conad, e Pam, e poi Consilia e Auchan. Molto striminzito, cioè ‘mediocre’ (2) il voto di Carrefour, un dato difficile da credere, o digerire, a seconda dei punti di vista, visto l’impegno messo dal retailer francese nel noto piano ‘Act for food’, che prevede, fra l’altro, tracciabilità completa e selezione rigorosa dei prodotti.

“Ovviamente – precisa il giornale - tanto la migliore insegna (indubbiamente Coop, almeno dalle nostre analisi sui prodotti a marchio dei supermercati) che la peggiore (Carrefour), non hanno un livello qualitativo sempre uguale per tutte le referenze alimentari. Un ragionamento che vale ancora di più quando si parla di discount, dove accanto a prodotti di qualità sufficiente e perfino uguale ai migliori alimenti più blasonati, ci sono categorie decisamente deludenti. Anche questa, come del resto accade a tutte le classifiche, è una media, per quanto ponderata, una foto di quanto potete aspettarvi da un carrello fatto di prodotti a marchio. Un aiuto, insomma, per capire se l’immagine che avete del luogo in cui fate la spesa e dei suoi prodotti è corretta”.

Per concludere due notizie sul mondo dei prodotti a marchio, qualora, cosa che non è, i nostri lettori ne avessero bisogno. Nel 2018 (anno terminante a novembre) il più recente rapporto Nomisma su dati Iri per Marca 2019, indica che la quota di mercato ha sfondato una media del 19,3%, con un delta del +0,6%, mentre il fatturato ha raggiunto 10,3 miliardi di euro (+2,5% sul 2017) e la media delle referenze per punto vendita è salita del 6,1%, anno su anno, per toccare la cifra di 1.582. Una marcia, che, secondo i nostri distributori, è ben lontana dal rallentare, tenendo anche conto delle incidenze record, dal 30 al 45%, raggiunte in molte nazioni europee.


24 Agosto 2019
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