di Emanuele Scarci

Eurospin punta la barra su Milano. Ha appena inaugurato il settimo punto vendita, in viale Sarca zona Bicocca, ad un anno dall’apertura dello store di via Litta Modignani. Nel capoluogo meneghino il discounter numero 2, Lidl, è più avanti, con una dozzina di punti vendita; seguono MD con 6 e In’s e Aldi, ultima arrivata, con 3.

A Milano i canoni d’affitto sono più elevati e forse Eurospin ha atteso prima di decidere di varcare le mura. <<In realtà – obietta Romano Mion, amministratore delegato di Eurospin – a Milano abbiamo una buona presenza e abbiamo numerosi progetti. Oggi stiamo maturando un po’ di posizioni a Milano, ne potremo aprire una cinquantina. Solo che non è facile trovare gli accordi con i proprietari dei terreni e l’attesa per i permessi è lunga. A ciò aggiunga, in questa fase, la difficoltà di reperire i materiali per l’edilizia>>. Sia il punto vendita di Sarca che di Litta Modignani sono di proprietà.

Eurospin è leader italiano dei discount con circa 1.200 negozi tra Italia, Slovenia e Croazia. Il ritmo di crescita è di 40/50 punti vendita l’anno. Nel 2019 ha realizzato ricavi per 5,9 miliardi (+5,3%) e un utile netto di 238 milioni. Nel periodo 2014-2019 ha cumulato utili per 1,16 miliardi, subito dopo Esselunga e prima di Conad. Eurospin è controllata da Migross, Shop, Dao cooperativa e Vega. L’azienda è, insieme, una sorta di immobiliare e di banca: oltre il 50% dei negozi sono di proprietà, inoltre dispone di un capitale netto di 1,6 miliardi.

Il punto vendita di Sarca è l’ultimo format di Eurospin. Quasi un supermercato, con tanto fresco.

Sì, oramai li facciamo tutti così. Sarca è un pelo più piccolo di Litta Modignani. Dispone, tra l’altro, dei reparti macelleria, gastronomia, pescheria, punto caldo e piatti pronti. E’ anche meglio di Litta Modignani.

Ha impattato l’arrivo di Aldi in Italia?

Ogni albero fa ombra. Ma devo ammettere che, alla fine, non ha inciso più di tanto. Comunque sono tedeschi e sono tosti per definizione. Non vanno sottovalutati.

Rispetto allo scorso gennaio, è meno pessimista sulla povertà incombente? Il Pil cresce del 6% e non c’è disoccupazione dilagante.

Sembra andare proprio così, ma anche quando vedo qualcosa che non va io rimango ottimista. Altrimenti non farei l’imprenditore.

La vostra strategia delle marche rimane immutata?

Certo, 100% di marche nostre e nessuno spazio a quelle industriali, nemmeno per Coca-Cola, pasta Barilla e Nutella.

La convenienza Eurospin è in pericolo con l’aumento delle materie prime e dell’energia. Che succede?

Noi, per fortuna, abbiamo contratti dli lungo periodo. Ma la pressione da parte dei fornitori c’è, eccome. Contiamo di assorbirne una parte per ammortizzare gli aumenti e poi sperare di riguadagnare margini più avanti.

Quale il bilancio 2020 di Eurospin?

I ricavi sono cresciuti intorno all’8% e anche il Margine operativo lordo ha seguito questo trend. Per il 2021 sono fiducioso di portare a casa ancora la nostra crescita media annuale che è intorno all’8%.

Perché Eurospin comunica col contagocce con i media?

Per noi è un costo e non ne sentiamo la necessità. Poi c’è il pericolo che si possano rivelare strategia utili per i nostri concorrenti.