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Aggiornato al: 23 Agosto 2019 16:00
Intervista
Marco Bordoli: "Perché Levante rompe gli schemi distributivi"

Dall’alleanza tra Crai Secom e D.IT – Distribuzione Italiana (Sigma, Sisa e Coal) è nato, Gruppo Levante il nuovo soggetto di riferimento della distribuzione organizzata in Italia.
La struttura, che ha alla base oltre 10 miliardi di fatturato alle casse – più di 6 per Crai e più di 4 per D.IT - si avvarrà delle risorse di entrambe le società, con l’obiettivo di sviluppare progetti di interesse comune in innumerevoli ambiti: dal rapporto con l’industria di marca, alle attività di sviluppo del prodotto a marchio, per arrivare ai piani congiunti in ambito promozionale, tecnologico, di marketing e, in particolare, dei servizi per i punti vendita, elemento fondamentale per la competitività della DO.
Per quanto riguarda la collocazione all’interno delle supercentrali, Levante ha definito, come primo atto, un accordo con Centrale Auchan Italia, che proietterà la nuova realtà a una quota nazionale di poco superiore al 14%, dunque in una posizione di forte rilievo.
La centrale, nella quale i due soci fondatori detengono partecipazioni paritetiche, rappresenterà nel 2019 una quota di mercato superiore al 5%, vantando una presenza capillare su tutto il territorio italiano, con Crai Secom presente in 19 regioni e 100 province, e D.IT in 17 regioni e 80 province.
Abbiamo chiesto a
Marco Bordoli, Amministratore Unico di Gruppo Levante e Amministratore Delegato di Crai Secom Spa, di raccontarci i programmi di un’alleanza nata nel segno della prossimità.

Quali sono le basi comuni dei due soci e le motivazioni che hanno condotto alla partnership?

Il gruppo D.IT e Crai sono sempre stati concorrenti, avendo caratteristiche molto simili. Le ragioni della nuova centrale e della nuova società derivano dal bisogno di rompere gli schemi. Le pure aggregazioni per fare massa critica restano importanti, ma non sono più un elemento di difesa. Questo non vuole dire il contrario, ossia aggredire il mercato, ma fare perno sul negozio per affinare elementi decisivi, come la qualità e la performance. Per rendere i punti vendita sempre più competitivi bisogna lavorare a monte, sulla filiera, che deve diventare più ‘tesa’ e qualificarsi verso l’alto nel servizio. L’unione delle forze può avvenire soltanto tra realtà affini che, in questo caso, hanno in comune la logica della capillarità e prossimità.

Ci parli degli elementi prioritari del lavoro congiunto…

Sicuramente al centro delle operazioni ci saranno le piattaforme specialistiche, come surgelati, fresco e freschissimo, i flussi informativi, l’e-commerce, le Mdd. Alla fine del percorso il premio per tutti, lo ribadisco, sarà la maggiore efficienza del punto di vendita. Sotto il profilo operativo la società Levante sarà l’incubatrice dei progetti comuni che verranno sviluppati nel tempo.

Continuerete a utilizzare insegne diverse?

È chiaro che le insegne sono marchi a tutti gli effetti, dunque hanno un retaggio e costituiscono un patrimonio. La strategia multi-insegna, se ben gestita e ben segmentata, attraverso format con posizionamenti e identità proprie, ha tutti i presupposti per essere un valore. Se si è capaci di stare insieme bene ci sono opportunità per tutti, dal negozio di quartiere, al supermercato, al cash and carry.

Uno degli elementi chiave sarà la logistica. Parliamone…

Sicuramente è un punto fondamentale nella ricerca dell’efficienza, dunque i progetti ci sono. Ma considerando che la società è nata il 26 novembre, dopo una fase di studio durata un anno, siamo per ora impegnati in un processo di avvicinamento. In gennaio verranno creati i primi focus progettuali, come quello sulle marche private. Già nel corso del 2019 si vedranno i primi risultati: ma non abbiamo ansie prestazionali. Vogliamo costruire, con ordine e pazienza, una ‘macchina’ ben funzionante. Del resto una quota del mercato distributivo del 5,5% è un’ottima base di partenza, visto che la massa critica è pur sempre importante per destare l’attenzione dell’industria e delle altre centrali.

Cambierà qualcosa nel versante drug di Gruppo Crai?

Ci saranno indubbiamente vantaggi. Anche in questo settore, dove Crai si avvicina al 30% di quota, ci sono paradigmi e concetti che cambiano, con una caduta delle barriere tra food e drug. Penso che il cliente stia diventando sempre più ‘laico’ e disponibile ad acquistare, per esempio, i succhi biologici anche in un drugstore, o le creme corpo biologiche in un negozio food.

16 Dicembre 2018
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