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Aggiornato al: 23 Ottobre 2019 17:30
Estero
Nielsen: come gli Usa scoprono il piccolo formato

Se negli Usa il periodo dei negozi e dei mall totalizzanti, in grado di proporre qualsiasi cosa sotto lo stesso tetto, sembra ormai tramontato definitivamente, non si può certo parlare, come invece si fa molto spesso, di una vera crisi del retail.

La constatazione deriva da un recente ‘Insight’ di Nielsen, dal quale risulta che, fra il 2007 e il 2018, sono stati aperti, su tutto il territorio statunitense, più di 27.000 nuovi punti vendita al dettaglio. Il ritmo si è attestato, nel solo 2018, a 2.288 opening, dimostrando un certo rallentamento, ma, pur sempre una discreta dose di vitalità.

Quello che si osserva è, se mai, una graduale riduzione delle metrature: “È importante sottolineare – scrive Nielsen - che se i negozi di formato più raccolto (convenience, drugstore e discount) sono stati la forza trainante delle aperture, essi lo sono stati anche sul versante, opposto, delle chiusure. Tra il 2017 e il 2018 le tipologie citate hanno perso 3.500 unità”.

Dal punto di vista dei consumatori è chiaro che i formati piccoli e/o di fascia premium sono attualmente più interessanti e, per questo, mantengono un livello di natalità più costante nel tempo.

“Vale la pena notare – scrive Nielsen - che la crescita, nella tipologia dei supermercati, è stata guidata da operatori tutto sommato di nicchia, attivi sia nella fascia alta che, al contrario, in quella economica. Parliamo di marchi come Trader Joe’s (488 store di alimentare fresco, ndr.), Sprout’s Farmers Market (biologico), Whole Foods (di Amazon dall'estate 2017), ma anche, per il ramo discount, di Aldi, Lidi e Save-a-Lot.

Parallelamente la clientela Usa sta mandando in soffitta la spesa-scorta, suddividendo le visite in atti di acquisto più piccoli e frequenti e orientandosi su alternative come il fuori casa e l’e-commerce.

Non c'è dubbio che, soprattutto nella patria dell’online, il digitale stia avendo un forte impatto, impatto che però ha riguardato soprattutto – sempre considerando le chiusure dell’ultimo decennio - i settori non alimentari, a partire da elettronica, abbigliamento, libri e giocattoli.

“Se è vero che alcuni mass merchandiser hanno incontrato difficoltà nel periodo 2007-2018, le chiusure sono state, in linea di massima, l’esito di un processo di conversione e revisione dei format, più che di un travaso verso l’e-commerce”.

Parallelamente il clicca e ritira è cresciuto, passando, nel 2017-2018, da un’incidenza del 4% sul totale delle vendite online di beni di largo consumo all'11 per cento. “Così – scrive Nielsen – l’omnicanalita è arrivata a ostacolare i grandi marketplace, Amazon compresa”, che tuttavia può contare, come accennato, sul potenziale di 500 Whole Foods, notoriamente specializzati nell'organico e naturale.

Insomma tutto il mondo è Paese, anche se resta una domanda: sono gli americani che si stanno europeizzando o gli europei che si stanno americanizzando? Probabilmente sono solo i comportamenti che si globalizzano, ma quello che conta è il risultato.

08 Luglio 2019
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